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Com’è per te parlare di quello che senti?
Com’è per te parlare di quello che senti?
:: Rosemeire Zago ::


Traduzione di Angela Li Volsi - alivolsi@usp.br

Tutti noi abbiamo una certa difficoltà quando si tratta dei nostri sentimenti. Tutto è cominciato già da bambini. Difficilmente, a quell’epoca, avevamo qualcuno che ci permettesse di dare libero sfogo a sentimenti come rabbia, gelosia, invidia, vergogna. In molti casi, non ci era permesso nemmeno di piangere. Come conseguenza, molti di noi abbiamo imparato già da piccoli a inghiottire le lacrime e i sentimenti. Ci insegnavano, con rarissime eccezioni, che niente doveva essere dimostrato, e poco a poco abbiamo imparato a reprimere quello che sentiamo. Quando non abbiamo avuto chi ci aiutasse a esprimere i nostri momenti di dolore, solitudine, tristezza, abbiamo finito col reprimere di fronte agli altri e di fronte a noi stessi tutto quello che sentiamo. Vogliamo essere forti e ci riusciamo, ma solo noi sappiamo il prezzo che ci costa. Col passare del tempo, ci accorgiamo che tutto quello che è rimasto per anni profondamente sepolto comincia in qualche modo a chiedere, per non dire gridare, che vuole venire alla superficie. È a questo punto che incoscientemente creiamo delle situazioni in cui questi sentimenti possano essere vissuti nuovamente. Quando siamo passati per situazioni di disprezzo, ripudio, abbandono, solitudine, maltrattamenti durante l’infanzia e non c’era nessuno che potesse sopportarli insieme a noi, cominciamo a ricreare situazioni e rapporti che ci permettano di esprimere quegli stessi sentimenti che abbiamo represso, nell’illusione incosciente di risolvere il trauma originale. Difficilmente riusciamo a ricreare le stesse situazioni, ma qualunque altra che ci faccia provare gli stessi sentimenti.

Sentimenti di ripudio, abbandono e abusi vissuti durante l’infanzia sono i piú difficili da superare. È come se avessimo registrato che non siamo degni di essere amati, né di essere accettati per quello che siamo. Questo può creare molte difficoltà nei rapporti, sia sotto forma di autolesionismo o ripetizione di comportamenti, dovuti alla costante necessità di approvazione e accettazione. Ad esempio, una persona che ha vissuto situazioni di ripudio e abbandono durante l’infanzia, può cercare, è proprio cosí, cercare incoscientemente, situazioni che la facciano sentirsi abbandonata e ripudiata. Se ha avuto un padre e/o una madre che l’hanno ripudiata, sono stati assenti, distanti, questo può portarla a ricreare dei rapporti con persone che la facciano sentirsi ugualmente ripudiata e abbandonata. Tutto ciò può sembrare assurdo, ma il nostro incosciente funziona esattamente cosí, con l’intenzione di liberarci di quei sentimenti che ci hanno tanto ferito, e continuano a ferirci anche dopo molti anni. Ma, per riuscire a questo, è importante poter contare su qualcuno a chi poter trasmettere quello che si è provato, sfogarsi, e ricevere tutto l’appoggio che non si è ricevuto all’epoca dell’accaduto. Ci sono delle persone che hanno perso persone significative da bambini e fino adesso, già adulte, non hanno pianto, né elaborato, né molto meno superato quel dolore. Essere capaci di parlare del dolore che proviamo significa che incoscientemente siamo disposti ad accettare e superare quello che ci è successo. Tutto questo non è facile, perché c’è sempre la paura di sentire ancora piú male, per cui le persone evitano di toccare questi argomenti, cosa che non fa altro che causare ancora piú dolore. Il fatto di non parlare di quello che sentiamo non ci esime dal sentirlo.

Quando passiamo tutta la vita sentendoci feriti e facciamo finta di niente, ignorando l’accaduto per paura di rimanere completamente soli, finiamo col permettere che altre persone ci feriscano sempre di piú. Perdiamo di vista la nostra stessa vita, smettiamo di ascoltarci per ascoltare gli altri, rinunciamo ad essere noi stessi per essere chi vorrebbero che fossimo, ed è cosí che ci perdiamo dalla nostra essenza, da chi siamo realmente.`

È importante ricordare e tenere presente che se un giorno qualcuno non ci ha accettati, ci ha abbandonati, molti altri ci hanno dato valore, ci amano e ci stanno vicini. Bisogna smetterla con questa ricerca incessante di approvazione, dalla parte di chiunque, di solito dei genitori, che si può protrarre per tutta la vita. Altrimenti, da vittima ci potremo trasformare in aguzzini di noi stessi. Se il ripudio è ancora vivo come se esistesse al momento presente, è perché in qualche modo permettiamo che sia cosí. Bisogna interrompere questo circolo vizioso di dolore. È necessario liberare questo sentimento, affinché si dissolva e la smetta di torturarci. Oggi non abbiamo piú bisogno di subire le stesse aggressioni, indifferenza, disprezzo, vergogna, umiliazione, fra le tante altre situazioni che abbiamo già vissuto. Oggi possiamo vivere in armonia, pace, tranquillità, dato che questa condizione dipende solo da noi. Da bambini non abbiamo molte risorse per difenderci, ma da grandi possiamo, ed abbiamo tutto il diritto di essere persone intere, felici, senza bisogno di implorare l’affetto, l’appoggio, la comprensione, l’amore.
Certamente, devi avere molti momenti gradevoli registrati nella mente. Molte parole e gesti di affetto. Trasporta tutto ciò al momento presente. Perché sentirsi svalorizzato, diminuito, inferiore, ripudiato, solo perché una persona non ti ha accettato o non ha dimostrato quello che desideravi? Perché non permettere che l’amore di altre persone, che certamente esistono attorno a te, arrivi fino al tuo cuore? Quali sono le persone che ti dimostrano amore, affetto, attenzione, che ti trattano con rispetto, dignità e considerazione? Valorizza queste persone, lascia che l’amore che provano per te sia molto piú grande del ripudio e del disprezzo che hai ricevuto nel passato. Tu puoi ragire, dunque, reagisci!!!

Chi vorresti ringraziare per una parola, un gesto, l’appoggio che hai ricevuto un giorno? Hai già detto a questa persona quanto ti ha aiutato quando ne hai avuto bisogno? Perché non farlo adesso? Fai una telefonata, manda un e-mail, fissa un pranzo, una cena, una bibita, un momento per parlare di quanto è stata importante nella tua vita. Farai questa persona felice, e lo sarai ancora di piú sapendo che esistono persone sulle quali puoi contare. Condividi questi buoni sentimenti con chi è riuscito a risvegliarli dentro di te. La vita non può essere misurata solo con dolore, dispiaceri, tristezze, anche se un giorno sono esistiti; possono essere sostituiti da allegria, pace, armonia. Saper valorizzare quello che abbiamo ricevuto di buono e condividere con chi ci fa sentire vivi, allegri, può essere un antidoto contro il dolore che un giorno ci hanno fatto sentire. Manda via questo dolore, piangi quello che non hai pianto, cerca chi possa ascoltarti, solo cosí potrai riuscire a liberarti di quello che, anche se non l’ammetti, fa ancora male dentro di te.


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Rosemeire Zago psicóloga clínica CRP 06/36.933-0, com abordagem junguiana e especialização em Psicossomática. Estudiosa de Alice Miller e Jung, aprofundou-se no ensaio: `A Psicologia do Arquétipo da Criança Interior´ – 1940.
A base de seu trabalho no atendimento individual de adultos é o resgate da autoestima e amor-próprio, com experiência no processo de reencontrar e cuidar da criança que foi vítima de abuso físico, psicológico e/ou sexual, e ainda hoje contamina a vida do adulto com suas dores.
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